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Intervento del Presidente Raffa al seminario organizzato dal Formez e dall’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”

“Non ci serve solo l’Esercito che presidia i cantieri, perché questo, spesso, come abbiamo verificato per la Salerno – Reggio Calabria, dimostra come il rimedio sia una coperta molto corta che non serve per eliminare tutte quelle situazioni di illegalità che si sono registrate in passato”.

Lo ha detto il Presidente della Provincia di Reggio Calabria, Giuseppe Raffa, intervenendo questa mattina nel corso di un seminario organizzato dal Formez e dall’Università degli Studi di Roma  “Tor Vergata”  con il patrocinio del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il tema dell’incontro, che ha registrato la presenza di autorevoli  relatori,  ha riguardato la “legislazione d’urgenza  e  la disciplina antimafia: come cambiano i contratti pubblici”.

  Nel corso del suo intervento, Raffa ha sottolineato l’esperienza che la Provincia sta portando avanti  con la Stazione Unica Appaltante.  “Uno strumento – ha detto ancora Raffa – con finalità che dovrebbero, in parte,  limitare le capacità delle infiltrazioni mafiose e le criticità che nascono dagli appalti e che solo la legislazione nazionale può colmare”. Il Presidente della Provincia ha inteso portare all’attenzione degli autorevoli relatori e dell’uditorio la circostanza relativa “alla predisposizione dei piani delle opere pubbliche e lo stanziamento  di notevoli risorse che aprono sui territori aspettative  che non sempre si concretizzano con la realizzazione dell’opera”.

Raffa ha parlato delle due fasi critiche che seguono la scelta di realizzare un’opera pubblica:  “La fase propedeutica all’appalto, con una valutazione sui ribassi, con i cosiddetti “cartelli” che spesso penalizzano le imprese, la predisposizione dei bandi con una legislazione sempre in evoluzione e il tentativo di impedire le infiltrazioni; dall’altro, dopo l’assegnazione dell’appalto, la fase dell’indispensabile certificazione antimafia che, spesso, diventa una tagliola, soprattutto quando la certificazione è sottoposta all’impugnativa del Tar o con i ricorsi che vengono fatti dalle imprese. Comportamenti che rischiano di impantanare risorse e opere pubbliche che, in un territorio come il nostro, è un lusso che non possiamo assolutamente consentirci. Tutto questo perché, da una parte si penalizza l’economia del territorio e dall’altro svilisce la società che, da questi interventi, si attende un miglioramento della vita”. Il dott. Raffa  ha poi  sottolineato che “nelle fasi successive all’appalto scatta il difficile meccanismo del controllo dei cantieri. Questo, però, non può essere delegato solo ed esclusivamente  alla Pubblica Amministrazione, quindi alla direzione del lavoro, ma deve prefigurare una situazione sinergica in cui l’Ispettorato del Lavoro, l’Inail, l’Inps, in sinergia con le forze dell’ordine e con l’Ente appaltante, vigilino sulla sicurezza dei cantieri, sull’applicazione della legislazione antinfortunistica e di quant’altro è previsto per garantire il rispetto di tutte le norme di  sicurezza. E questo ci consentirebbe di prevenire l’altro aspetto legato al lavoro irregolare”.
a.l./

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