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Area metropolitana, cerniera non marginale nelle scelte dell'UE per le politiche del libero scambio con i paesi africani del Sud del Mediterraneo

“Reggio città Metropolitana deve guardare oltre lo Stretto e diventare una delle capitali del nuovo Mediterraneo reticolare”. Lo ha sostenuto il Presidente Giuseppe Raffa nel corso della riunione sulle città metropolitane svoltasi ieri nel capoluogo toscano per iniziativa del presidente della Provincia di Firenze Andrea Barducci. “Il modello organizzativo che intendiamo adottare d’intesa con il comune capoluogo - ha sottolineato il presidente della Provincia di Reggio - vuole avviare un processo, fortemente partecipato e dal basso, che possa portare la città e la provincia di Reggio, insieme a tutti gli altri comuni del territorio, nel sistema delle aree metropolitane”.

Area metropolitana, cerniera non marginale nelle scelte dell'UE per le politiche del libero scambio  con i paesi africani del Sud del Mediterraneo

Dott. Giuseppe Raffa

 Un progetto, innanzitutto in coerenza con  la normativa sull’istituzione e il funzionamento di questi enti intermedi, che porti,  qualora esistano le condizioni,  anche ad un’intesa “ tra le regioni Calabria e Sicilia ipotizzando la creazione di uno o più organismi periferici”. La novità – ha detto ancora Raffa -  si caratterizza “nell’avvio di un processo che possa andare  oltre le semplici  integrazioni  di carattere economico – sociale per assumere   i connotati di una nuova  funzione istituzionale  capace di valorizzare  tutte le potenzialità dell’area”. E renderle sinergiche in termini tali che la stessa area “possa essere riferimento e cerniera non marginale delle scelte della nuova Unione Europea, innanzitutto ma non solo, per le politiche di libero  scambio con i paesi africani  del sud del Mediterraneo”. Il Presidente Raffa ha poi illustrato le iniziative assunte della sua amministrazione. “Abbiamo coinvolto i sindaci,  nella raccolta di dati riferiti ai loro comuni, affinché, in modo partecipato e condiviso, si giunga alla scelta di un modello organizzativo e alla perimetrazione territoriale”.

Una proposta in cui si terrà conto  di strumenti per  garantire i servizi pubblici essenziali, partendo  “dalle funzioni in materia di pianificazione territoriale, dalle  reti e delle  infrastrutture,  dai piani di traffico intercomunali, dalla tutela e dalla valorizzazione dell’ambiente.  Senza dimenticare  gli interventi per la tutela del territorio, la distribuzione e la depurazione delle acque, lo smaltimento dei  rifiuti, la grande distribuzione commerciale, le attività culturali”. Stabiliti i  confini della città metropolitana  sarà possibile  avviare  tutti gli altri interventi  strutturali e organizzativi. Per questo – secondo il Presidente – varrà costituita l’Associazione Città Metropolitana (ACM), della quale sarà parte integrante un comitato tecnico- politico,  per “garantire  l’adeguato supporto tecnico e il know how teso a governare la transizione, accompagnando così  gli enti locali interessati nelle fasi di sviluppo dei vari settori di questo processo. Siamo ben consci  - conclude il dott. Raffa - delle difficoltà che nascono  dal deficit strutturale  del territorio, ma  siamo altrettanto convinti che la voglia di stare assieme e tutti gli altri punti di forza  ci aiuteranno a raggiungere l’obiettivo”.Nel corso della riunione di Firenze, il Coordinamento UPI delle Province metropolitane   ha formalizzato un’articolata proposta, da inoltrare  al Governo, al Parlamento e ai partiti politici,  in cui, tra l’altro,  è previsto  il  ruolo decisivo  delle regioni “a  ridisegnare  le aree metropolitane e la Province del loro territorio, d’accordo con  la maggioranza  dei comuni interessati e a proporre al Governo le nuove circoscrizioni come  previsto dalla Costituzione”.  La proposta  – si legge nel documento di Firenze -  “consentirebbe, entro sei mesi dall’avvio dell’iter, l’istituzione delle città metropolitane e la conseguente  razionalizzazione delle Province e  degli uffici periferici dello Stato, con un risparmio pari ad almeno 5 miliardi di euro (la stima, del tutto prudenziale, è destinata  a confermarsi molto più alta): 500  milioni dall’efficientamento delle Province, 500 da accorpamenti, 2,5  miliardi  dal riordino degli uffici periferici e almeno 1,5 miliardi di euro dall’eliminazione degli enti strumentali”. 

a.l./ 

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