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Nota Cons. Prov. Zavettieri su Riordino Province - intervista - Patroni Griffi

In qualità di Consigliere Provinciale sento il dovere morale di esprimere il massimo dissenso sull’impostazione del decreto, finalizzato a velocizzare il riordino delle province proposto dal ministro per la Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi - intervistato dalla “Stampa”il 13.10.2012.

 

È sbalorditiva la semplicità utilizzata dal ministro nel motivare come il decreto stabilirà le modalità, i tempi e la nomina dei commissari che si occuperanno del riordino delle province preliminarmente al voto ed ancor di più nel dichiarare “che non si può aspettare la scadenza naturale della consiliatura provinciale”. Consiliatura iniziata da appena un anno, dopo un’elezione conquistata nel segno della democrazia attraverso la libera espressione del voto popolare e non attraverso elezioni di secondo livello come si vorrebbe fare nel prossimo futuro o peggio utilizzando liste bloccate con il risultato di una totale esclusione dei cittadini dalla politica. Va aggiunto che in seguito al processo già avviato dal governo, per ciò che concerne il riordino delle province calabresi, nei giorni scorsi, il CAL (Consiglio dell’Autonomie Locali) si è espresso sia sulla necessità di continuare la legislatura sino alla scadenza naturale che sull’inopportunità di procedere al rinnovo delle province con elezioni di “secondo livello”. Per quanto attiene il Comune di Reggio Calabria (futura città metropolitana), la sconvolgente novità dello scioglimento per contiguità mafiosa, obbliga moralmente il governo, al fine di non cancellare ogni forma di democrazia partecipata, a lasciare in vita l’Amministrazione provinciale che ha saputo mostrarsi sempre pronta nella gestione di un territorio fra i più vasti d’Italia, con un gap economico enorme, rispetto alle province del nord. Proprio in ragione di tutto ciò, la contestazione e l’indignazione aumentano tanto più si consideri che a voler adottare il sopraccitato provvedimento, sia un ministro il cui operato è stato da molti giudicato poco utile, espressione di un governo di “nominati” a sua volta messo in piedi da un parlamento di “nominati”. In questo quadro, l’analisi che viene fuori è che, nonostante negli ultimi vent’anni sia cambiato governo, repubblica e addirittura millennio, la classe dirigente politica nazionale (quella che conta!), non arretra di un millimetro dall’autoreferenzialismo e dallo spirito di autoconservazione, mantenendo intatti tutti i privilegi della “casta”. I cittadini italiani che stanno attraversando le maggiori difficoltà degli ultimi cinquant’anni, non avendo strumenti per individuare all’interno del macrocosmo politico i responsabili della crisi, si scagliano animati da un comune “sentire antipolitico”, indiscriminatamente, contro tutti i rappresentanti delle istituzioni. Tutto ciò ha condotto il governo nazionale, allo scopo di tamponare il dissenso della gente nei confronti della politica, inizialmente con il decreto “Salva Italia” e poi con la “Spending Review”, a sacrificare l’anello debole della catena istituzionale: le Province. Dopo le note vicende relative alle allegre gestioni di alcune regioni, il governo “Monti” ha inserito nella propria agenda anche la riduzione delle stesse a dodici, eliminando il 40% degli eletti, riducendo drasticamente le spese di gruppi etc. Mi verrebbe da chiedere a questo punto, se la pubblica opinione, ormai sufficientemente informata sul problema, non preferirebbe che nella indispensabile riorganizzazione dello Stato non fosse incluso anche il Parlamento, uscito miracolosamente illeso dal “tritacarne” della Spending review. Nessuno dei maggiorenti politici, infatti discute di interventi sostanziali sui privilegi del Parlamento. È scandaloso come non si parli più di riduzione dei parlamentari o di riduzione/soppressioni delle decine di migliaia fra enti morali, agenzie di “sviluppo”, società partecipate etc. etc. che rappresentano il “cuore” del problema economico del Paese. Come dire: si salvi chi può – ognuno salvi se stesso! Ma se questa è la sostanza dei fatti non ci si dovrà meravigliare se l’astensionismo alle elezioni politiche raggiungerà livelli altissimi o se “Grillo” concorrerà per conquistare il posto di primo partito. La speranza è che tale nefasto processo di distruzione della democrazia venga almeno in parte interrotto il 6 novembre, con la pronunzia della Corte Costituzionale chiamata ad emettere una sentenza a seguito del ricorso presentato dalle più grandi Regioni italiane, sull’incostituzionalità dell’art. 23 della L.201/2011 “Salva Italia”. Noi del Movimento dei “Riformisti Italiani” già un anno fa, primi fra tutti, sfidammo il sistema proponendo una petizione popolare (che registrò circa centomila firme) allo scopo di eleggere una nuova “Costituente” che modificasse la sola seconda parte della nostra Costituzione, per adeguarla all’esigenze di un Paese moderno.


Consigliere Provinciale - Pierpaolo Zavettieri “Socialisti Uniti” per il Movimento dei “Riformisti Italiani”

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